Ferragosto è tempo di Palio, uno dei momenti in cui le città medioevali si mostrano al meglio.
 
Gubbio, la città che amo tantissimo e in cui mi sento a casa, è la più bella città medioevale, dunque oltre alla meravigliosa Corsa dei Ceri ha un bellissimo palio in cui le quattro contrade si affrontano con sfilate e quadri coreografici che quest’anno, nell’ottavo centenario della sua morte, richiamavano San Francesco.
Mi ha colpito ancora una volta la serietà con cui i figuranti entrano nel ruolo. Intendo dire, spesso in questo tipo di manifestazioni si trovano ragazzi e ragazze in costume, signori del luogo e famiglie, tutti più o meno con l’espressione tra il divertito e l’imbarazzato. Si legge chiaramente la domanda “che ci faccio qui?” nei loro volti mentre sfilano al ritmo dei tamburi.
 
Questo non succede a Gubbio. Gli eugubini sono in grado di “essere” quel personaggio che stanno interpretando, con la massima naturalezza possibile. Senza alcun tentennamento o dubbio. Lo vivono con la stessa intensità con cui vivono ogni giorno le pietre antiche che hanno visto battaglie importanti e sono state calpestate dai santi piedi di Francesco.
 

AI BORDI

Mi sono ritrovato tra il pubblico e pur non avendo la mia fida Sony non ho resistito alla tentazione di prendere degli appunti visivi con un cellulare di ciò che accadeva davanti ai miei occhi. Volti, mani, corpi, schiene. Ragazzi immobili nell’attesa, figure che attraversavano la luce, tessuti, armi, bandiere. I quattro quadri coreografici, attraverso linguaggi differenti, riportavano Francesco dentro la piazza.
 

FRANCESCO

C’è il giovane brillante e inquieto, il ragazzo ricco che sceglie lo scandalo della spoliazione, mentre il vescovo cerca di proteggerlo e di coprirne la nudità. C’è l’Arcangelo che porta con sé il presagio delle stimmate. Ci sono corpi che si sollevano, si affidano gli uni agli altri, cadono, pregano, diventano quasi figure di un affresco.
E poi i balestrieri.
A trentasei metri, un bersaglio sorprendentemente piccolo. Prima quasi intatto, poi trafitto da una concentrazione di dardi che rende improvvisamente evidente ciò che da lontano si fatica a comprendere: precisione, disciplina, concentrazione, misura del gesto.
 

I MIEI APPUNTI VISIVI

Questi sono i miei appunti visivi, che non intendono documentare il Palio, ma piuttosto raccontare i miei pensieri davanti a quei volti intensi, alla sensualità dei corpi e dei gesti, all’eleganza naturale con cui ogni personaggio sembrava abitare un momento antico e misteriosamente presente.